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NIENTE SCUSE PER LA PUBBLICA AMMIMISTRAZIONE: BISOGNA PAGARE NEI TERMINI STABILITI

Roma, 21/03/2011 - Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale europea, non c’è più alcun dubbio: anche la Ue ha dato ragione all’Angem sulla vicenda dei ritardi nei pagamenti. Sul bollettino ufficiale della Comunità europea è infatti stata portata a conoscenza di tutti la nuova direttiva comunitaria che obbliga la pubblica amministrazione ad effettuare senza alcuna possibilità di deroga il pagamento entro 30 giorni dalla data di ricevimento della fattura. L’Italia, come tutti gli altri paesi membri, avrà due anni di tempo per recepire tale normativa. La pubblicazione sul bollettino ufficiale dell’Unione europea non fa altro che aggiungere un tassello importantissimo a quanto già stabilito dal Consiglio di Stato e dai Tar su ricorso di Angem, le cui sentenze avevano dichiarato nulle le clausole che prevedevano il pagamento a sei mesi contenute in bandi di gara del ministero della Giustizia e dell’ospedale Le Molinette di Torino. «In Italia, nonostante questi provvedimenti che hanno forza di legge – affermano Ilario Perotto, presidente Angem, (aderente a Fipe Confcommercio) l’associazione che riunisce le mense, e Ferdinando Palanti, Presidente Legacoop Servizi – si continua a presentare bandi come se nulla fosse e dunque in pieno dispregio delle Direttive Comunitarie e dei diritti delle imprese che hanno la sventura di fornire la Pubblica Amministrazione». Per dare un senso ancora più concreto al commento di Perotto e Palanti, l’Angem e Legacoop Servizi con questa nota ricordano che la legge di stabilità per il 2011 ha congelato per un anno le azioni esecutive nei confronti delle strutture sanitarie site nelle cinque regioni in stato di dissesto. Ciò significa che quegli imprenditori che per non fallire hanno ottenuto dalla magistratura dei decreti ingiuntivi nei confronti delle ASL dovranno attendere altri 365 giorni e se sopravvivranno al momento del pagamento potranno, almeno, chiedere gli interessi al tasso dell’8% (risultante da sette punti percentuali sopra il tasso di sconto che al momento è fissato dalla Bce all’1%) come previsto dalla normativa comunitaria.

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